Visita Sant’Andrea Apostolo dello Ionio in Calabria per le tue vacanze
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Sant'Andrea Apostolo Dello Ionio

Immerso e colorato dalla fiorente vegetazione collinare, Sant’Andrea ama guardare verso il mare, quel mare misterioso ed affascinante che da secoli ne ha condizionato la storia. Il borgo perfetto per una vacanza lenta, che lascia assaporare il gusto del tempo, paese riscaldato dal tepore umano e dai raggi del sole.

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Un po’ di storia

Sant’Andrea Apostolo dello Ionio è un comune di 2.033 abitanti nella provincia di Catanzaro, in Calabria. Sorge sui colli della Maddalena, Lipantania e Cerasia, che degradano dolcemente verso il mare, dove si erge la zona marina.

Si pensa che il borgo affondi le sue origini nel lontano X secolo, tra il 981 e il 110, epoca in cui, a causa delle ripetute incursioni saracene, la popolazione greco-bizantina che abitava in prossimità del Fiume Assi, si spostò nell’attuale territorio di Sant’Andrea, che al tempo apparteneva al casale di Badolato. Dopo il 1044 come tutta la Calabria, il paese cadde sotto la dominazione normanna e acquisì un notevole prestigio grazie alla Grancia della Certosa di San Bruno, che costituì il fulcro della vita pubblica. Con il termine Grancia, o grangia, si intende una struttura edilizia dipendente da una certosa, adibita alla conservazione e alla lavorazione dei prodotti agricoli, destinati al sostentamento dei monaci dell’ordine. Il papa nel 1193 ritenne che i certosini non fossero più guidati dai valori morali originari, in favore dell’interesse economico e politico. Per questo motivo assegnò l’eremo di Serra San Bruno ai Cistercensi, e di conseguenza anche la grancia. I Cistercensi lo ebbero in possesso fino al 1513, anno in cui Leone X Medici riconsegnò la Certosa ai certosini; essi perdettero definitivamente tutti i loro averi a Sant’Andrea con Gioacchino Murat nel 1808, quando venne soppressa la Certosa di San Bruno.

A raccontare la storia del paese sono anche i ruderi del Castello edificato tra il 1532 e il 1537 dal feudatario Toraldo di Ravaschiera, che ricevette la commissione dall’imperatore Carlo V. Nel ‘700, ci fu la dinastia dei Borbone, mentre nell’800 i francesi si insediarono violentemente nel territorio di Sant’Andrea. Protagonista del XIX secolo fu la famiglia Scoppa, che fece costruire un maestoso palazzo, oggi dimora delle Suore Riparatrici.

A spasso per il borgo

A segnare l’ingresso del borgo è un’antica porta, la stessa che varcarono, secolo dopo secolo, i popoli che ambivano ad occupare questo paese ricco di fascino, emblema della fusione tra la cultura occidentale e quella orientale. Tra i vicoli del centro si susseguono gli edifici che ne narrano la storia, profondamente influenzata dalle vicende religiose che l’hanno coinvolta. Tra queste la chiesa dedicata al patrono, Sant’Andrea Apostolo, culto diffusosi per volere dei monaci basiliani. Al suo interno è presente la statua del santo, che è legata ad una curiosa leggenda: nel 1806 i francesi cercarono di impossessarsi del paese e lo devastarono. Tra le opere di depredazione cercarono di gettare la statua in un burrone, ma non riuscirono nell’impresa poiché essa diventò pesantissima, allora un soldato gli strappò gli occhi.

Un’altra testimonianza bizantina sono i ruderi della chiesa di San Nicola di Cammerota, dove sono evidenti gli influssi artistici arabeggianti, come le finestre in bianco e nero o l’abside che guarda verso oriente. Sul punto più antico e alto del paese si erge invece la chiesa matrice, dedicata agli apostoli Pietro e Paolo, un tempo inserita nella maestosa cornice del castello costruito per volere di Carlo V. Oggi è composta da 3 navate e un grande matroneo e conserva un prezioso dipinto di Mattia Preti che raffigura l’Immacolata. Sul cortile del Palazzo Scoppa si affaccia una cappella, costruita dopo il 1806, per volere del barone Pier Nicola Scoppa. Degna di nota è anche la Chiesa Sacro Cuore di Gesù, del 1897 edificata per onorare la baronessa Enrichetta Scoppa. Di stile composito barocco, neoclassico e neorinascimentale, si distingue per la sua bellezza, sia interna che esterna.

A rendere ancora più piacevole passeggiare per il borgo sono anche i sorrisi degli andreolesi, accoglienti e genuini. Dalle loro case si diffonde il profumo della cucina locale, che si può sperimentare nelle trattorie e negli agriturismi presenti nella parte superiore e nella frazione marina. Qui chioschi, negozi e villaggi fanno da contorno a spiagge dorate e ad un mare cristallino, che ha reso questo luogo una meta balneare molto ambita. Nei pressi di Sant’andrea Marina, prossima al torrente Salubro, sorge la Chiesa dell’Assunta al Campo, probabilmente risalente all’epoca dei basiliani. Si racconta che fu eretta nel medesimo luogo in cui venne trovato un quadro della Vergine, che venne rifatto quando la chiesa fu restaurata nel ‘64.

Sant’Andrea Apostolo dello Ionio tutto l’anno

Se Sant’Andrea Marina si trova a 0 metri sul livello del mare, la parte superiore arriva ad un’altitudine di 330 m. s.l.m. Mare e collina, una conformazione singolare, che rende il paese seducente 365 giorni l’anno. Nelle stagione più calda, gli andreolesi e i turisti popolano l’area marina, che oltre ad offrire delle bellissime spiagge, mette a disposizione dei bagnanti numerosi stabilimenti, villaggi e servizi ristorativi.

L’evento protagonista della primavera è la Pasqua con le manifestazioni ad essa correlate, come i famosi riti della Settimana Santa. Il borgo vive questo momento con profondo coinvolgimento, che viene trasmesso anche a chi assiste alle celebrazioni per la prima volta. Il culmine viene raggiunto la domenica di Pasqua, con la Cunfrunta, celebrata in maniera analoga in molti dei paesi della Calabria. Rappresenta il momento in cui Gesù risorto incontra la Madonna: le due statue, sorrette dagli uomini delle confraternite, vengono fatte incontrare nella via principale della città, generando gli applausi e il fervore degli spettatori. Durante l’autunno si possono gustare i sapori delle fiorenti campagne circostanti. Agrumeti, ulivi e viti generano dei prodotti finiti autentici, che profumano di genuino. Il vino e i liquori fatti in casa accompagnano le pietanze tipiche locali, tra cui spicca il fiscottino, riconosciuto recentemente presidio Slowfood. Detto anche “il dolce delle feste”, poiché un tempo veniva preparato per gli eventi che precedevano le nozze, si tratta di un prodotto da forno squisito che conserva l’aroma del finocchio selvatico.

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