Divertirsi in Calabria, Soverato un paese tra mare, cultura e natura
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Soverato

Capitale vacanziera, meta balneare, destinazione gastronomica e culturale. Parliamo di Soverato, una delle location protagoniste della nostra riviera: una perla incastonata lungo l’estremità meridionale del Golfo di Squillace, baciata dal sole e bagnata da acque blu e leggendarie, quelle dello Ionio. Ma oltre al mare c’è di più. Aspri monti e dolci colline circondano le estensioni più “alte” di Soverato, meno battute dal turismo di massa.

Servizi turistici

Un po’ di storia

I resti di piccole grotte funerarie risalenti al periodo siculo, fanno pensare che Soverato abbia un’origine molto antica. Quando i greci sbarcarono sulla costa jonica, Soverato era sotto il dominio di Skylletion. I coloni fondarono un nuovo nucleo e le diedero il nome di Poliporto, (dal greco polis-portos). Questo toponimo denotava l’audace predisposizione ai traffici marittimi che esplosero durante il periodo romano. Il villaggio marino rimase in piedi fino al periodo delle incursioni saracene (IX e X secolo), che indussero gli abitanti del luogo a traslocare dietro la collina, dove venne innalzata Suberatum, l’attuale Soverato Superiore. I soveratesi torneranno sulla costa dopo ben 10 secoli.

Dopo le guerre Normanno – Bizantine, Soverato venne sganciata dalla giurisdizione di Skylletion e divenne un feudo autonomo. Dal feudatario Passalacqua il borgo passò al dominio di Carlo I a cui seguirono diversi feudatari. Dal 1443 questo territorio fu sotto il dominio aragonese, fino a quando Sancia D’Aragona divenne sposa di Goffredo Borgia, una famiglia che regnò sul borgo per oltre un secolo. Dal 1600, le sorti del paese furono segnate da una serie di terremoti, che culminarono con un violento sisma, quello che nel 1783 scosse l’intera regione. I danni furono così ingenti che fu meno oneroso costruire il paese ex novo: il luogo prescelto per Soverato Nuova fu una collina chiamata Arizzone. Contestualmente, crebbe anche l’area marina, abitata dai pescatori, dove nel 1875, con lo sviluppo della Ferrovia, divenne la sede municipale di Soverato. Queste vicissitudini portarono alla creazione dell’area di Soverato, così come è osservabile oggi, distribuita lungo 3 aree contingenti: l’area marina (quella maggiormente popolata), l’area in bassa collina denominata Soverato Superiore e alla stessa altezza Soverato Vecchia.

A spasso per il borgo

Se diciamo Soverato evochiamo spontaneamente il mare. Un’associazione naturale, immediata, che riassume (in parte) l’essenza di un piccolo borgo legato da sempre al mare che lo cinge. Il mare di Magna Grecia. Quelle acque blu e profonde teatro di miti e leggende, nonché dimora del cavalluccio marino, simbolo fortuito di Soverato. Le stesse distese azzurre che ogni anno attraggono decine di migliaia di vacanzieri, desiderosi di godere delle bellezze della perla dello ionio. Oltre a spiagge attrezzate, Soverato vanta un incantevole lungomare, fulcro della vita mondana, dal quale si gode di una romantica vista sulla baia. Un altro luogo cruciale per i soveratesi è la chiesa della Madonna di Porto Salvo, nata nel 1906 per la volontà di Rocco Caminiti, che in balia ad un mare in tempesta fece un voto alla Madonna e si salvò. La seconda domenica di agosto si celebra la Festa della Madonna del mare: una processione che parte dalla chiesetta di Porto Salvo e rappresenta uno dei momenti più salienti del borgo. Chi ama l’archeologia invece, non può perdersi le note Grotticelle, un complesso archeologico risalente all’età del bronzo ubicato in località “Spina Santa”. Le grotticelle scavate nella roccia arenaria, rappresentano un complesso funerario appartenente alla popolazione sicula, di stirpe Mediterranea, arrivata dall’Africa. In prossimità delle grotte, è riemersa una cava di macine di età romana, la cava di Poliporto, probabilmente coltivata per 1500 anni. Si pensa che le sue destinazioni d’uso furono molteplici, come l’allevamento dei pesci o il raccoglimento del sale. Sempre a ridosso del mare, su una piccola altura, si estende per 57.000 metri quadri di superficie, il Giardino Botanico Santicelli, definito il polmone verde di Soverato. Una vera oasi di pace, dove godere del silenzio, dei profumi e dei colori sgargianti delle piante esotiche e mediterranee e di una vista mozzafiato sul golfo di Squillace. Chi è alla ricerca di una vacanza lenta, può lasciarsi alle spalle il brusio delle spiagge e dei locali e inoltrarsi alla scoperta del borgo di Soverato Superiore, a 2 km dall’area marina. Qui, muretti a secco, scorci sul mare, i caratteristici “chiani” e un’ospitalità senza pari, invitano al benessere, al relax e alla meditazione. Da non perdere la Chiesa di Maria Santissima Addolorata, che custodisce La Pietà del Gagini, una scultura in marmo di Carrara realizzata al 1521.

Soverato tutto l’anno

È evidente che Soverato faccia il paio con l’estate e con il mare. Una destinazione balneare amata dai giovani e dalle famiglie, dotata di spiagge bianche e soffici, acque cristalline e stabilimenti che permettono di godere delle bellezze della perla ionica in completo relax. Soverato marina è anche una palestra a cielo aperto: le spiagge offrono campi da beach volley e beach tennis, mentre il lungomare è il luogo perfetto per runners e ciclisti, che si allenano confortati dalla brezza marina e dal suono delle onde. Concerti, folklore ed eventi culturali animano il centro soveratese durante le stagioni più calde. Tra questi, a cavallo tra luglio e agosto, si ricorda il Magna Graecia film festival, una kermesse cinematografica che ha ospitato nomi del calibro di Mario Monicelli ed Ettore Scola. Ma oltre al mare c’è di più.

In primavera un tiepido sole batte sull’area marina e Soverato Superiore invita a godere dell’aria pulita che si respira tra le sue colline. In più, durante il periodo pasquale si svolgono i riti della settimana santa che culminano con la Cunfrunta, che evoca l’atteso incontro tra la Madonna e Gesù dopo la resurrezione. Chi vuole godere dell’autenticità di questo paese, lontano dal tumulto del turismo di massa, può far ricadere la propria scelta sulle stagioni più fredde: l’autunno e l’inverno. Un ritmo lento scandisce le giornate, le colline si imbiancano e le feste tradizionali mostrano la personalità e l’anima del borgo, fatto di sorrisi, ospitalità e i piatti della tradizione calabrese. Da non perdere i “pipi e patate”, una pietanza a base di pane fatto in casa e peperoni dell’orto, o i piatti al profumo di mare, come lo spaghettone, rigorosamente fatto a mano, al nero di seppia.

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